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Dream Dance

Dream Dance è il settimo album di Enrico Pieranunzi inciso per la CAM Jazz assieme ai suoi due fedeli partner americani, ovvero il contrabbassista Marc Johnson e il batterista Joey Baron. E ancora una volta si rimane inevitabilmente colpiti dalla straordinaria intesa che caratterizza il formidabile terzetto. Dice a riguardo lo stesso pianista romano: “Questo trio possiede qualcosa di magico che non riesco a spiegare. Non si tratta di un “concetto”, ma di un evento miracoloso che nasce dall’intuizione e dall’alternanza di azione e reazione. Amo chiamare questo gruppo ‘il trio del cuore’”.

Recording

Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti

Enrico Pieranunzi firma il suo dodicesimo album per la Camjazz. Dopo vari cd in trio e in duo il pianista romano affronta una duplice sfida: quella del piano solo e quella di cimentarsi con il repertorio di un illustre autore classico, Domenico Scarlatti. In “Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti” si assiste alla mirabile fusione di due mondi: la sensibilità interpretativa e creativa di colui che è probabilmente il miglior pianista europeo e l’ingegno compositivo di un musicista che è passato alla storia come il più grande clavicembalista del suo tempo.

Quest’album è “una tappa importante e da molto tempo cercata”, racconta Enrico Pieranunzi nell’intervista rilasciata ad Andrea Scaccia e inclusa nel booklet del CD, “Ho sempre coltivato il pianoforte classico parallelamente al jazz, due strade che in pubblico ho però tenuto a lungo separate. Ora, grazie a Scarlatti, sono riuscito a fondere in un unico discorso le due vie che hanno sempre caratterizzato la mia vita musicale”. La scelta di dedicarsi all’opera di Domenico Scarlatti è stata molto naturale: “Scarlatti è un musicista che ho sempre profondamente amato, i libri con le sue sonate sono sempre stati accanto al mio pianoforte. Potrei elencare molte ragioni per spiegare questa sorta di “innamoramento”: fantasia formale, vitalismo ritmico, passionalità, mediterraneità. Dentro i suoi suoni ci sono i colori del nostro cielo e del nostro mare, la voglia di vivere e di amare e lo struggimento di un attimo…”

Nel suo approccio alla musica di Scarlatti Pieranunzi ha evitato accuratamente ciò che potrebbe apparire logico per l’ascoltatore, cioè rivisitare in chiave jazz la musica del compositore napoletano: “Credo che le cosiddette operazioni di “jazzificazione” siano del tutto fallimentari sia rispetto al jazz sia nei confronti del materiale classico che si utilizza”. C’è, però, qualcosa che accomuna Scarlatti al jazz: “La sua è una musica umorale, cangiante, piena di movimento, le sue linee sono inscritte nel flusso della vita, come quando si improvvisa jazz. E lui, è ben noto, era uno straordinario improvvisatore. In più il suo linguaggio, anche se fissato sulla carta, condivide col jazz una grande, pagana “fisicità”. Lo si percepisce chiaramente da moltissimi dei suoi geniali spunti tematici: disegni ritmici, nuclei melodici, a volte semplici intervalli non pensati a tavolino ma creati direttamente dalle sue mani sulla tastiera e poi elaborati e sviluppati”.